martedì 30 novembre 2010

Addio a Mario Monicelli


Si è ucciso ieri, nella notte del 29 novembre 2010, Mario Monicelli. Aveva già 95 anni il re della commedia all'italiana, eppure quel temperamento così grintoso, quello sguardo vivace, che sa andare oltre alle apparenze, e quel modo di parlare schietto non avevano risentito assolutamente del passare degli anni.
Nato a Viareggio nel 1915, Mario Monicelli era uno di quei 'maledetti toscani', sapientemente raccontati da quel toscanaccio di Curzio Malaparte, per i quali “chi non è un uomo libero è un uomo grullo” e “la libertà è un fatto dell'intelligenza: ed è quella che dipende da questa, non l'intelligenza dalla libertà”.

I film di Monicelli sono veri e propri affreschi corali della società nostrana; dalla Grande Guerra a I nuovi mostri passando per L'armata Brancaleone ed Amici miei, protagonisti del suo Cinema sono sempre gli Italiani con le loro virtù ed i loro vizi, e poi quegli elementi come “fame, morte, malattia e miseria” senza cui “noi non potremmo far ridere in Italia”, per questo guardando un film di Monicelli si ride sì, ma è una risata a volte amara, mai vacua, che fa riflettere come accade nel teatro di Molière.

Con la sua opera, Mario Monicelli ha portato sul grande schermo, per oltre mezzo secolo, la storia italiana, la Storia raccontata dal punto di vista della gente comune con le sue magagne ma anche generosa e capace di non perdersi d'animo.
Così La grande guerra non è la guerra di re, dittatori, e personaggi famosi, ma è la guerra vissuta e combattuta dalle truppe semplici narrata senza alcuna retorica, motivo per cui il film ebbe problemi di censura. Sono i soldati che interessano Monicelli, quelli che vivono in trincea, che puliscono il fucile, che cuciono i bottoni delle loro divise, che marciano nel fango e che cercano di sopravvivere.

Gassman, Sordi, ma anche Mastroianni, Totò, Tognazzi, Vitti... sembra interminabile l'elenco dei grandi attori che hanno lavorato con il Maestro; Monicelli ha regalato loro parti strepitose e a noi il piacere e la fortuna di poter vedere questi attori sul grande schermo in una sorta di Romanzo popolare di un'intera nazione.
In questo mio ricordo, uno dei tantissimi che in questi giorni sono naturalmente dedicati al Maestro, mi piace ricordare uno dei suoi personaggi che mi ha fatto maggiormente ridere, il Sor Marchese Onofrio del Grillo della Roma Papalina che, interpretato da uno strepitoso Alberto Sordi, ha come principale passatempo quello di ideare scherzi e beffe degni dei migliori Amici miei, di cui sono vittima tanto popolani quanto aristocratici parenti, tutti indistintamente.

Monicelli ha sempre conservato in tutti questi anni uno sguardo lucido con cui ha analizzato e raccontato i fatti rifuggendo ogni forma di indulgenza, lontano da inutili buonismi e senza cadere nella tentazione di fornire false speranze ché “la speranza è una trappola infame inventata dai padroni”.

Alla consegna del Leone d'Oro alla carriera assegnatogli alla Mostra del Cinema di Venezia del 1991, Mario Monicelli disse: “Il cinema non morirà mai, ormai è nato e non può morire: morirà la sala cinematografica, forse, ma di questo non mi frega niente”. Ieri notte è però venuto meno un pezzo del Cinema italiano.

Addio caro amico nostro. Grazie


(Sul sito ufficiale di Mario Monicelli trovate la biografia del regista, l'elenco di film di cui è stato regista e sceneggiatore)

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