sabato 13 dicembre 2008

Era una notte buia e tempestosa... in Maremma

In una giornata piovosa come quelle che ahimé ultimamente si susseguono in tutta Italia, Toscana compresa, quando ero bambina e dovevo restare in casa, mia nonna era solita raccontarmi fiabe e leggende. Per questo motivo il violento ticchettio della pioggia sulle finestre fa talvolta affiorare dal baule dei ricordi un bagaglio di immagini e storie legate alla mia infanzia.
E tra le leggende che mia nonna amava narrare ce n'erano alcune proprie della tradizione maremmana, ambientate in quella terra di Toscana che, oggi ambita meta turistica, era un tempo minacciata dalle epidemie e dai briganti.
Un passato così 'burrascoso' ha contribuito al sorgere di storie di fantasmi come quella che vado ora a raccontarvi.

Era una notte buia e tempestosa quella di tanti anni fa quando un cacciatore, persa la preda che stava inseguendo, si ritrovò a cercare un subitaneo riparo dalla pioggia che sempre più insistente si stava abbattendo sui monti dell'Uccellina.
Mentre pregustava il tepore di un angolo al coperto gli balzò dinanzi un gatto nero che restò immobile a fissarlo per qualche attimo che dovette sembrare piuttosto lungo al cacciatore.
Aveva ripreso da poco il cammino quando fece un incontro più strano del primo; un frate tutto incappucciato gli passò accanto, non rispose al suo incerto saluto ma silenziosamente si allontanò senza che si sentisse il rumore dei suoi passi e che la lunga tunica nera fosse minimamente mossa dalle raffiche di vento o bagnata dagli scrosci d'acqua.
Un brivido percorse la schiena dell'uomo, e più che il freddo fu la paura sopraggiunta al ricordo delle storie di fantasmi che aleggiavano intorno alle tante torri disseminate per i boschi della Maremma come la Torre di San Rabano la cui mole si ergeva davanti ai suoi occhi.
La vista di un tanto sospirato rifugio dalla tempesta rallegrò l'animo del cacciatore che entratovi stava per accendere un fuoco con cui riscaldarsi quando un pigolio richiamò la sua attenzione e
meraviglia... una chioccia d'oro ed i suoi dodici pulcini risplendevano nell'oscurità della torre.
L'uomo aveva sentito parlare di questo animale da sua nonna e si ricordava di un enorme tesoro di cui sarebbe entrato in possesso colui che fosse riuscito a catturare la chioccia d'oro (chissà se anche sua nonna come la mia lo aveva messo in guardia dei pericoli di una simile caccia). Quale preda poteva allettare di più il nostro cacciatore? Giusto il tempo per immaginare quali ricchezze lo attendevano che scomparve all'inseguimento della nidiata attraverso i pertugi che si dipanavano all'interno della torre sino a condurlo in una grotta tetra, illuminata solo dal bagliore delle gemme preziose che fuoriscivano dagli scrigni disposti lungo le pareti mentre al centro vi era la chioccia d'oro.
Ma si sa ogni caccia al tesoro che si rispetti è disseminata di ostacoli che in questo caso assunsero le sembianze di minacciosi custodi, tanti quanti i forzieri, che iniziarono ad avanzare verso il cacciatore ostacolandogli ogni tentativo di fuga. Tra quelle oscure figure l'uomo riconobbe il gatto e il frate incontrati prima e la loro morsa diventava sempre più serrata finché riuscito a guadagnare un'apertura corse a gambe levate e infine sopraffatto dalla stanchezza crollò a terra.
La mattina al suo risveglio il sole rischiarava la foresta dell'Uccellina e la notte precedente sembrava solo un brutto incubo. Ma non appena tornato a casa ebbe modo di specchiarsi vide il volto di un uomo segnato dallo spavento di un'esperienza reale: i capelli erano diventati bianchi e nello sguardo si era spento quel rifulgere della giovinezza.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Per un approfondimento sulle leggende della Maremma consiglio la lettura di "La Mappa delle Storie e delle Leggende. Maremma Segreta"

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